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Jun
04

E ALLORA NON CHIAMATELA DEMOCRAZIA

Vi invito a leggere qui di seguito la lettera aperta di Duccio Facchini di Qui Lecco Libera con l’invito di diffonderla il più possibile.

Ho deciso di scrivere questa lettera aperta per uscire da un silenzio sempre più appiccicoso. Sarò stringato e, spero, quanto più oggettivo possibile. Prima di cominciare, però, esigo metter a fuoco due punti chiave. Primo: rispetto le Forze dell’ordine, il loro mestiere ed i morti che tra le loro fila hanno offerto la propria vita per questo Paese. Secondo: rispetto, come direbbe Voltaire, l’opinione altrui e darei la vita perché questa riesca a trovar espressione; alla condizione però che chi avesse argomentazioni documentate possa criticarla (pacificamente). Altrimenti è regime fascista.

Premesso questo, mi sento in dovere di denunciare un fatto gravissimo, accaduto a Lecco, che mina alle fondamenta la credibilità dei diritti sanciti dalla Costituzione italiana.

Venerdì 22 maggio, a Lecco, è giunto il Ministro della Difesa Ignazio La Russa per la campagna elettorale in favore della destra cittadina candidata alla presidenza della Provincia di Lecco. Lo slogan del pomeriggio recitava più o meno così: “Entra solo chi rispetta le regole”. Personalmente ho ritenuto, e ritengo pure adesso, che quelle parole altro non fossero che una distorsione deliberata della realtà; organizzare sapientemente campagne discriminatorie e xenofobe a danni di chi non poteva nemmeno difendersi, come i migranti, ho pensato fosse uno scandalo e, come tale, fosse dovere di ogni cittadino (non suddito) alzare la testa e contestarne la strumentalità. Ho deciso quindi di organizzare una contro manifestazione. Lo slogan che mi ha ispirato è questo: “Predicate Sicurezza celebrando l’Impunità”. Messaggio chiaro rivolto agli ipocriti uomini di potere: forti con i deboli e deboli con i forti.

Dal momento che ho un profondo rispetto per le regole e che sino a quel punto avevo (quasi) sempre avuto un rapporto civile con le Forze dell’ordine, mi sono recato in Questura per fare autorizzare la manifestazione di protesta (come da prassi). Dove? Nella stessa piazza dove era attesa la venuta del Ministro La Russa e, ovviamente, alla stessa ora: dalle 17 sino alle 18.30 (orario d’arrivo del Ministro). Altrimenti non avrebbe avuto alcun senso.
Il giorno dopo la richiesta d’autorizzazione – giovedì 21 maggio – sono giunte le prescrizioni della Pubblica Autorità. La piazza non poteva esser la stessa: “c’è pericolo che tra discordi s’arrivi alle mani”. Questa la spiegazione. Quindi: la contro manifestazione deve restare fuori dal “cono visivo” del Ministro. Meglio nell’adiacente piazza XX settembre.

Personalmente ho valutato quelle prescrizioni come una forma di censura preventiva, di protezione indebita verso un uomo di Governo che, come tale, ha il diritto e dovere di sentirsi fischiare, contestare nel merito e sbugiardare pubblicamente. Certo, se riteniamo l’Articolo 21 della Costituzione un principio cui rifarsi, altrimenti buona notte.

Il pomeriggio di venerdì 22 maggio, mi sono ritrovato con alcuni amici presso la piazza Garibaldi, quella destinata alla massa plaudente dell’uomo di Governo.
Ho informato gli amici presenti che a parer mio la manifestazione in altra piazza non avrebbe avuto alcun senso, anzi. Dopo poco abbiamo deciso di annullarla. Una manifestazione di protesta trasformata in sussurra “perbene” e “toni pacati” è svilita nel suo democratico significato. Detto questo abbiamo convenuto che fosse meglio attendere il Ministro direttamente in piazza. Niente volantini o megafono. Nulla di tutto questo. Ciascuno, qualora l’avesse ritenuto utile, avrebbe potuto esercitare l’individuale diritto di critica sancito dalla Costituzione stessa. Individualmente, sottolineo. La manifestazione era venuta meno poco prima. Annullata.

Qualche minuto prima dell’arrivo del Ministro La Russa un cordone di poliziotti in divisa ha circondato il gruppo di “pericolosi contestatori” (noi), impedendo in questo modo la facoltà di formulare pacate domande all’uomo di Governo – prassi praticata da me in tutti gli appuntamenti precedenti con ministri o onorevoli di turno.
Il cordone era posto tra un furgone della polizia municipale e l’edicola della piazza Garibaldi. Una
sorta di gabbia costruita per controllare meglio il manipolo di cittadini non sudditi.

Quel che è successo è riassunto in questo video. Non una parola di più, non una parola di meno.

www.quileccolibera.net/LaRussa

L’unica cosa che manca, la più importante, è l’aggressione deliberata riservatami ad opera del Vice Questore e di altri poliziotti in divisa. Le immagini dell’aggressione, avvenuta in prossimità del passaggio del Ministro presso la zona in cui stavo esclamando “evviva l’impunità”, non sono state registrate. Purtroppo. I testimoni sono diversi. Il Vice Questore che sbraita “zitto, ti denuncio”. Il Vice Questore stesso che tenta di tapparmi fisicamente la bocca. Fisicamente. E poi gli spintoni, le gomitate e ancora gli strattoni contro il furgone della municipale. Il motivo: non ero stato zitto all’arrivo del Ministro La Russa. Nel video succitato si vede chiaramente come l’ordine del trattamento “duro” sia provenuto direttamente dal Ministro La Russa (incompetente sulla Polizia di Stato, ndr). In un Paese serio ci sarebbe un’indignazione generale per un simile abuso di potere. In Italia e a Lecco viene punito il cittadino non suddito, non il Sultano.

Precisazione doverosa: il Ministro non stava tenendo alcun comizio, si stava concedendo a privilegiati “giornalisti” poco distante dal suo corteo di auto di scorta. L’accusa di aver impedito a qualcuno di esprimersi durante comizio elettorale casca quindi nel nulla.
Dopo l’aggressione, il pomeriggio è terminato all’insegna della calma apparente. Io e gli altri amici presenti – rimasti in silenzio durante la contestazione (e qui cade l’ipotetica manifestazione non autorizzata) – siamo stati allontanati per “motivi di sicurezza” dalla piazza Garibaldi.

In data lunedì 1 giugno sono stato informato del fatto che la Questura – ad opera del Vice Questore di Lecco – mi ha denunciato per violazione degli articoli 650 e 654 del Codice Penale. Art. 650: Inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità. Quali provvedimenti? Non era più una manifestazione, era una critica individuale espressa aspramente ma entro i limiti costituzionalmente previsti. Era una contestazione individuale documentata. L’ordine del Vice Questore – presente il pomeriggio del 22 maggio – è stato di ben altro stampo: “stai zitto o ti portiamo via”. E grazie, allora non obbedisco. Denunciatemi pure: puntualmente non si sono smentiti.
Il 654: Grida e manifestazioni sediziose. Sedizioso è un cittadino che contesta mettendoci la faccia? Devo essermi perso qualcosa. Evidentemente la Questura s’è sentita in dovere di punire chi, quel pomeriggio, non si è spellato le mani per gli applausi scroscianti a chi, pochi giorni prima, aveva definito “meno importante di un fico secco” l’Alto Commissariato per i Rifugiati dell’Onu.

Il massimo della pena, sommando i due articoli violati del Codice Penale, è di un anno e tre mesi. Il tutto per non aver fatto altro che esercitare un diritto sancito dalla Costituzione.

Quello che chiedo quindi è un aiuto, simbolico. Un aiuto, non una pacca sulla spalla o un “in bocca al lupo” retorico. Un aiuto che si possa tradurre in un gesto concreto, di democrazia, di libertà, di eguaglianza. Un aiuto civile, pacifico ma consapevole della gravità della situazione. Un aiuto, si badi bene, non diretto a Duccio Facchini singolarmente. No: un gesto unanime a difesa del diritto di
critica e della libertà d’espressione. Diritto di tutti, non solo di Duccio Facchini da Lecco o chissà chi altro singolo. Proprio perché “oggi a me domani a te”.

E’ possibile in Italia, in Lombardia, a Lecco, esprimere liberamente il proprio dissenso in questo periodo? La risposta la conosciamo, e non possiamo tacere.
Il silenzio degli spettatori non è altro che l’ossigeno dei prevaricatori.

Per questo t’invito a Lecco, nella piazza del fattaccio (piazza Garibaldi) sabato 27 giugno per una manifestazione unanime di sdegno e di pacifica protesta. In questa sede ci si confronterà sul tema del Diritto di critica e della Libertà d’espressione in questo Paese. *

“La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove:  perch é si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile; bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria resp onsabilità. Per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza alla politica”. Piero Calamandrei, 1955.
Duccio Facchini

* La parte in grassetto è quella più strettamente organizzativa. Andrà precisata entro pochi giorni.

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