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I prigionieri politici non esistono nelle democrazie marzo 17, 2010

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Oscar Arias, Presidente del Costa Rica

Qui di seguito la traduzione ricevuta da un amico di un articolo a firma di Oscar Arias tratto dall’edizione online del País di domenica scorsa.

Il Presidente del Costa Rica ribadisce l’importanza di pluralismo, libertà e arriva a sostenere che in un Paese senza opposizione, chi Governa dovrebbe favorirne la nascita. Tutti temi che in via indiretta ci possono riguardare.

I PRIGIONIERI POLITICI NON ESISTONO NELLE DEMOCRAZIE
Óscar ARIAS*
Voglio aggiungere la mia voce ad un coro d’indignazione che sta attraversando buona parte della nostra America e del mondo. Il 23 febbraio scorso, mentre noi leader dei paesi latinoamericani eravamo riuniti a Cancún, discutendo su democrazia e libertà, moriva a L’Avana Orlando Zapata Tamayo, oppositore del regime castrista e prigioniero politico da sette anni.
Uno sciopero della fame di 85 giorni non è stato sufficiente per convincere il Governo cubano della necessità di proteggere la vita di questa persona, nonostante ogni differenza ideologica. 85 giorni non sono stati sufficienti per stimolare un senso di pietà in un regime che si vanagloria della sua solidarietà, ma che in pratica applica questa solidarietà solamente ai suoi simpatizzanti.
Non possiamo fare niente, ora, per salvare questo dissidente, ma possiamo alzare ancora la voce in nome di Guillermo Fariñas Hernández che è in sciopero della fame da 17 giorni a Santa Clara, chiedendo la liberazione di altri prigionieri politici cubani, in particolare di quelli con problemi di salute.
Senza dubbio, lo sciopero della fame è una forma di protesta delicata. Sarebbe pericoloso se qualsiasi Stato di diritto si vedesse costretto a liberare i suoi carcerati perché rifiutano il cibo. Ma questi prigionieri non sono come gli altri e Cuba non rispetta i principi di uno Stato di diritto. Si tratta di prigionieri politici, o di coscienza, che non hanno commesso altro delitto che quello di opporsi ad un regime, che sono stati processati da un sistema di giustizia la cui indipendenza è discutibile e che devono subire pene eccessive senza aver creato danni ad altre persone.
I prigionieri politici non esistono nelle democrazie. In nessun paese veramente libero, un cittadino va in prigione perché la pensa diversamente. Cuba può fare tutti gli sforzi oratori che desidera per vendere l’idea che è una “democrazia speciale”, ma ogni prigioniero politico nega nella pratica questa affermazione. Ogni prigioniero politico è una prova inconfutabile di autoritarismo.
A tutto ciò bisogna aggiungere che si tratta di persone con una salute molto debole. E qui, certamente, le ragioni per le quali uno è in prigione passano in secondo piano. Ogni Governo che rispetti i diritti umani, deve almeno mostrare compassione di fronte allo stato di una persona debole, invece di chiamarla “ricattatrice”.
Ho sempre lottato per una transizione cubana verso la democrazia. Ho sempre lottato perché questo regime a partito unico si trasformasse in un regime pluralista, smettendo di essere un’eccezione nel continente americano. Sono convinto che in una democrazia, se non esiste una opposizione, la si debba creare, e non perseguitarla, reprimerla e condannarla ad un inferno carcerario come fa il regime di Raúl Castro.
Il Governo cubano ha ora tra le mani l’opportunità di dare al mondo i primi segnali di questa transizione democratica, che aspettiamo da molto tempo. Ha l’opportunità di dimostrare che può imparare a rispettare i diritti umani, soprattutto i diritti dei suoi oppositori, perché non ha nessun valore il fatto che rispetti solo i diritti dei suoi seguaci. Se il Governo cubano liberasse i suoi prigionieri politici, avrebbe più autorità nel reclamare rispetto per il suo sistema politico e per il suo metodo di fare le cose.
Sono cosciente del fatto che con queste affermazioni mi espongo ad ogni tipo d’accusa da parte del Governo cubano. Mi accuseranno di intromettermi in questioni interne, di non rispettare la loro sovranità e, quasi certamente, di essere al servizio dell’impero (statunitense, NdT). Senza dubbio sono al servizio di un impero: l’impero della ragione, della compassione e della libertà. Non starò zitto quando si violeranno i diritti umani. Non starò zitto quando la sola esistenza di un regime
come quello di Cuba rappresenterà un affronto alla democrazia. Non starò zitto quando si metterà in scacco la vita di essere umani, per difendere ad oltranza una causa ideologica finita da anni. Ho vissuto abbastanza per sapere che non c’è nulla di peggio che la paura di dire la verità.

(Traduzione di Alessio Piras)

*Presidente del Costa Rica.

Fonte: Elpais.com