Direttiva Interpreti e Traduttori: la Commissione Europea risponde!

Carissimi,

La stavamo aspettando da tempo ed è finalmente arrivata, sto parlando della risposta della Commissione Europea in merito alla Direttiva sul diritto all’interpretazione e alla traduzione nei procedimenti penali (2010/64/UE).

Prima di svelarvene il contenuto però è utile ricapitolare la situazione:

– Il 20 Ottobre 2010 viene pubblicata la Direttiva 2010/64/UE (di seguito “direttiva”) sul diritto all’interpretazione e alla traduzione nei procedimenti penali. Questa sancisce (articolo 5, paragrafo 2) per gli Stati membri l’impegno a istituire un registro di traduttori e interpreti debitamente qualificati.

– Passano gli anni e l’Italia ignora tale direttiva e non istituisce alcun registro/elenco di traduttori ed interpreti qualificati per i procedimenti penali lasciando immutato lo status quo (chiunque può iscriversi, anche senza laurea, semplicemente dichiarando di conoscere una determinata lingua).

– Nel 2014, in ritardo sulla tabella di marcia prevista dalla direttiva per l’attuazione della stessa da parte degli Stati membri, l’Italia la recepisce con il decreto legislativo n.32 del 2014 tralasciando la parte fondamentale riguardante la qualità e in particolare l’ingaggio di interpreti e dei traduttori.

– Fortunatamente la Commissione Europea ha il compito di far rispettare la normativa europea nei diversi Stati Membri e l’Articolo 10 della direttiva recita “Relazione – Entro il 27 ottobre 2014 la Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione in cui valuta in che misura gli Stati membri abbiano adottato le misure necessarie per conformarsi alla presente direttiva, corredata, se del caso, di proposte legislative.”

– Nel 2016, forse per il timore di ammonimenti e procedure di infrazione da parte di Bruxelles, l’Italia (Governo Renzi) apporta delle modifiche al decreto che recepisce la direttiva, ma queste lasciano il testo in una versione pressoché identica alla quella iniziale, senza modificare le questioni fondamentali: si fa un primo timido riferimento ad un elenco nazionale ma il pasticcio è trasformarlo nell’insieme degli elenchi locali dove quasi chiunque può chiedere di iscriversi; i giudici potranno continuare ad avvalersi di interpreti e traduttori non presenti sull’elenco, in presenza di “particolari esigenze”; il compenso resta di una manciata di Euro all’ora; non viene inserito alcun requisito di possesso della Laurea Magistrale in Traduzione e/o Interpretazione o di esperienza pluriennale documentata nel campo né alcun esame/verifica di tali requisiti; ogni Tribunale fa un po’ come gli pare; le sentenze non vengono tradotte in modo sistematico.

Ma siamo ormai a giugno 2017! E la famosa relazione che la Commissione doveva presentare entro Ottobre 2014? Ecco, appunto… nonostante numerose richieste e interrogazioni parlamentari Bruxelles in tutti questi anni ha sempre glissato, finché, con le spalle al muro, il 25 luglio 2016 in risposta ad un’interrogazione (E-004113/16) fa sapere che “si appresta a redigere una relazione valutativa delle misure poste in essere dagli Stati per conformarsi alla direttiva 2010/64/UE.”

E poi? E poi niente, silenzio assoluto.

Per questo a Febbraio di quest’anno l’europarlamentare M5S Isabella Adinolfi ha presenta l’ennesima interrogazione (E-001239/2017), per chiedere per quando fosse prevista la pubblicazione di tale relazione.

Ed eccoci ad oggi, 1° giugno 2017, dopo 3 mesi la Commissaria alla Giustizia, Věra Jourová fa sapere che ha cominciato ad elaborare la relazione che si stava apprestando a redigere un anno fa (e che avrebbe dovuto pubblicare entro Ottobre 2014). Che “La preparazione di tale relazione richiede una valutazione approfondita delle misure nazionali di recepimento della direttiva in tutti gli Stati membri“ e che la pubblicazione è prevista “al più tardi all’inizio del 2018.”

2018?!?! Che dire? Il proverbiale rigore, la rapidità e la solerzia che contraddistinguono la Commissione quando si tratta di vincoli di bilancio, austerità o parametri deficit/PIL non rispettati dagli Stati Membri svaniscono nel nulla quando parliamo di giustizia e diritti o doveri che incombono alla stessa Commissione.

Chi controlla il controllore? In teoria ci sarebbero il Mediatore Europeo e l’Europarlamento. in teoria…

Vi chiedo di condividere e far firmare questa petizione al più gran numero di amici e conoscenti per fare in modo che la Commissione Europea continui a sentire la nostra pressione e faccia rispettare seriamente quanto previsto dalla Direttiva 2010/64/UE in Italia.

Grazie per il vostro sostegno

Andrea D’Ambra
Interprete

Il lupo (Wind) perde il pelo ma non il vizio

Vivo all’estero. Qualche giorno fa, ricevo sul mio telefonino uno strano SMS dal mio operatore telefonico mobile: Wind
wind sms addebito tariffa roaming imposta
Non è dato sapere a quanto ammonta l’importo e per quale motivo è stata attivata un’offerta senza il consenso del cliente (offerta il cui nome sembra essere stato ideato appositamente per trarre in inganno il cliente, facendogli credere che si tratti di un’imposizione tariffaria europea).
In Europa esiste già infatti una tariffa regolamentata ed è la cosiddetta “Eurotariffa” varata dall’Unione Europea con lo scopo di diminuire i costi di roaming (le telefonate effettuate, ricevute e gli sms inviati quando ci si trova in un altro paese dell’UE). Questa consente di chiamare a circa 20 centesimi al minuto, ricevere a circa 5 centesimi al minuto e di pagare ogni sms 6 centesimi di Euro.
Con queste tariffe, che evolvono verso il basso con il passare del tempo, gli operatori non dormono la notte per tentare di far sottoscrivere opzioni a pagamento ai clienti che vanno all’estero, inviando loro sistematicamente sms invitandoli ad aderire ad opzioni con un canone giornaliero o settimanale molto meno interessanti rispetto all’eurotariffa per chi, come me, usa il wifi presente ovunque o si limita a qualche telefonata o sms al giorno e non passa la giornata al telefono.
E’ così che qualche giorno fa Wind ha deciso di imporre una di queste tariffe a tutti i suoi clienti che si trovano e/o si recano all’estero e ricevono o fanno una telefonata o inviano un sms, intascando 2 euro in un solo colpo, al posto dei pochi centesimi che avrebbe avuto con l’eurotariffa.
wind-nuova-tariffa-imposta
Sul sito di Wind l’offerta imposta viene mascherata da una specie di nuova eurotariffa imposta dall’Europa, parlando di “adeguamento”, “regolamentazione valida in Unione Europa” e facendo riferimento a Regolamenti che non impongono alcun canone giornaliero ai clienti.
Da me interrogata, l’Europa, tramite il Servizio Europe Direct, smentisce e dichiara la pratica di Wind “al limite della legalità” invitandomi a segnalare la cosa all’Autorità Garante per le Comunicazioni (AGCOM).
europa-su-tariffa-wind
Non me lo sono fatto dire due volte, chiamando il 155 e chiedendo non solo che mi venisse ristabilita l’eurotariffa (che non ho mai deciso di abbandonare) ma che mi fossero inoltre accreditati gli importi (per un totale di 8 Euro) che mi erano stati addebitati. Detto fatto, dopo qualche minuto ricevevo due sms che mi confermavano il ritorno all’eurotariffa e il rimborso del maltolto.
Se anche voi, come me, avete avuto questa esperienza, ora sapete come comportarvi.
wind retromarcia eurotariffa e rimborso
Per la segnalazione all’AGCOM non ho ancora provveduto anche perché ricordo che all’epoca della battaglia contro i costi di ricarica quelli dell’AGCOM non erano tra i più temuti dagli operatori di telefonia mobile.